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Maschere di Carnevale: origini delle maschere di Carnevale italiane


Posted by Lucia on 13 feb 2012 / 0 Comment
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Maschere di Carnevale: le origini delle maschere più famose

Come noto il Carnevale è la festa che precede la Quaresima, e pertanto un momento in cui si può dare sfogo alla propria fantasia e alla propria voglia di divertirsi, prima del periodo di riflessione che precede la Pasqua.
A Carnevale è quindi tradizione travestirsi e sebbene oggi esistano travestimenti di tutti i tipi, il fascino delle maschere di Carnevale tradizionali non tramonta mai.
M sapete quali sono le origini delle maschere di Carnevale più celebri al mondo?

Maschere di Carnevale: una lunga storiamashere carnevale

E’ risaputo che molte delle maschere di Carnevale tradizionali sono state mutuate dalla commedia dell’arte che ha dato vita a personaggi poi entrati a far parte della cultura italiana. Le maschere di Carnevale nascono quindi da un teatro buffonesco nel quale si cerca di sottolineare e di mettere in evidenza le debolezze e i difetti degli uomini.

• Zanni: la prima figura scaturita dalla commedia dell’arte è lo Zanni, ovvero il contadino ignorante e un po’ rozzo. Con il tempo lo Zanni si è distinto in “servo furbo”, o primo zanni e in “servo sciocco” o secondo Zanni. Da qui sono nate maschere più celebri come quella di Brighella e Arlecchino
• Colombina: Colombina è l’amante di Arlecchino e ricopre il ruolo della servetta furba e un po’ civetta. Le prime apparizioni di Colombina risalgono addirittura al 1530

• Arlecchino: Nel periodo dell’Alto Medioevo, Harlequin era una maschera essenzialmente diabolica, mentre verso la fine del ‘500 si trasformò nella maschera furba e scaltra che tutti oggi conoscono. Nato in Francia, verso il ‘700 Arlecchino sbarcò anche in Italia grazie alle opere di Goldoni che lo introdusse nella commedia letteraria. Il suo tratto distintivo, oltre all’acume e all’estrema furbizia, è poi il tipico abito multicolore “a pezze”, la maschera nera e la parlata bergamasca
• Gianduia: E’ certamente tra le più famose maschere di Carnevale piemontesi, la cui invenzione si deve al burattinaio Gian Battista Sales nel 1798. Gianduia nasce come contadino buono, generoso ma dotato di una buona dose di furbizia oltre che di una grande passione per la buona cucina. Il suo nome originario era Gioan d’la douja, abbreviato poi in Gianduia, mentre il suo significato è essenzialmente quello della gioia
• Pulcinella: Celebre maschera napoletana, conosciuta anche in Francia, Spagna e Germania, Pulcinella è stato probabilmente inventato da Silvio Fiorillo da Capu che per primo lo portò sul palco. Maschera furba ed essenzialmente molto pigra ha un solo obiettivo, quello di riempirsi la pancia anche se nella maggior parte dei casi riesce solo a farsi bastonare
• Stenterello: Questa maschera nasce a Firenze nel 1793 grazie all’orologiaio Luigi Del Buono, che lo creò per inpersonificare la gioia, la generosità, la scaltrezza ma anche l’ottimismo e la saggezza. Stenterello viene rappresentato con giacca blu, panciotto a puntini verdi e pantaloni neri e corti, sebbene la caratteristica principale del suo abbigliamento sono le calze, una rossa e una striscia, oltre all’immancabile parrucca con tanto di codino
• Meneghino: Nato a Milano, è il simbolo del contadino rozzo; il suo abbigliamento è sempre caratterizzato da calze a strisce bianche e verdi, da una casacca sempre con orli verdi, pantaloni marroni e tricorno
• Pantalone: Maschera veneziana, inizialmente si trattava di un personaggio avido e tirchio, poi diventato saggio padre di famiglia. Vestito sempre in velluto o stoffa blu, indossa sempre il berretto, le calze rosse e non abbandona mai la borsa con i suoi averi
• Brighella: Identificato inizialmente come lo “zanni”, Brighella è conosciuto non solo in Italia ma anche in Francia. Impersona il servo avventuriero e smepre pronto agli intrighi. Vestito di bianco con galloni verdi, Brighella sa suonare e cantare tanto che è chiamato pure “Flautino”
• Balanzone: Maschera già presente nella commedia dell’arte del ‘500, Balanzone eredita il suo nome da Graziano di Baolardo o Balanzone (da balle = frottole che raccontava). Rappresenta il giurista ma anche il medico, parla sempre il dialetto bolognese riempiendo le sue oratorie di citazioni latine del tutto inventate. Vesta la toga con collare bianco alla spagnola, cappello nero a grandi falde; porta sotto il braccio libri voluminosi e polverosi

 

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